Il mondo del cinema di storia naturale ha perso una delle sue figure più influenti. Doug Allan, l’acclamato cameraman e fotografo responsabile di alcune delle immagini più iconiche della storia della televisione, è morto all’età di 74 anni durante un trekking in Nepal.
Secondo una dichiarazione del suo management, Allan è morto “immerso nella natura e circondato da amici”, una conclusione degna di nota per un uomo che ha dedicato la sua vita a documentare gli angoli più remoti della Terra.
Un’eredità visiva accanto a David Attenborough
La carriera di Allan è stata definita dalla sua capacità di catturare la vita intima e spesso pericolosa degli animali in ambienti estremi. È stato una pietra miliare dell’unità di storia naturale della BBC, servendo come cameraman principale in serie storiche tra cui:
- Pianeta Terra
- Pianeta Blu e *Pianeta Blu II *
- Pianeta ghiacciato
La sua maestria tecnica e la sua visione artistica gli sono valse otto Emmy Awards e un OBE nel 2024 per il suo contributo ai media radiotelevisivi e alla consapevolezza ambientale. Ha trascorso gran parte della sua vita professionale collaborando con Sir David Attenborough, contribuendo a colmare il divario tra l’osservazione scientifica e la narrazione cinematografica.
Dalla biologia marina all’esplorazione polare
Il viaggio di Allan nella natura selvaggia è stato guidato da una profonda curiosità scientifica. Ispirato dai pionieristici film subacquei di Jacques Cousteau, ha studiato biologia marina all’Università di Stirling prima di passare dalle immersioni di ricerca al cinema professionale.
La sua carriera è stata caratterizzata da straordinario coraggio e resistenza fisica:
– Competenza polare: si è specializzato nei climi più rigidi del mondo, ricevendo due volte la medaglia polare per il suo lavoro nelle regioni estreme.
– Incontri estremi: una volta trascorse più di 600 giorni a inseguire gli orsi polari. È famoso il racconto di un momento in cui il naso bagnato di un orso premette contro la sua finestra, scambiando momentaneamente l’animale per una persona che puliva il vetro.
– Istinto di sopravvivenza: In un altro caso, ha dovuto difendersi da un tricheco affamato che lo aveva scambiato per una foca mentre stava filmando sott’acqua.
Un sostenitore del pianeta
Al di là dell’obiettivo, Allan era un ambientalista convinto. Capì che catturare la bellezza della natura era solo metà dell’opera; l’altra metà ne assicurava la sopravvivenza.
Nei suoi ultimi anni, divenne un sostenitore vocale per la protezione dell’ambiente. All’inizio di quest’anno, ha esortato il governo scozzese a sostenere un disegno di legge sull’”ecocidio”, volto a ritenere le aziende legalmente responsabili dei danni gravi e diffusi al mondo naturale. Questo passaggio da osservatore a difensore evidenzia una tendenza più ampia tra gli storici naturali: man mano che gli habitat svaniscono, il ruolo del regista si evolve da semplice narratore a protettore urgente.
“Doug lascia dietro di sé un’eredità visiva che pochi potrebbero mai eguagliare. Il suo lavoro ha avvicinato il pubblico alle meraviglie del nostro pianeta, ispirando stupore, comprensione e profondo rispetto.” — Direzione Jo Sarsby
Conclusione
La morte di Doug Allan segna la fine di un’era per la cinematografia naturalistica. Lascia dietro di sé un profondo corpus di opere che non solo ha ridefinito il modo in cui vediamo il mondo naturale, ma ha anche acceso un dibattito globale sulla necessità della sua conservazione.
