Il Pluriverso: come la fisica quantistica rivela che la realtà viene creata insieme

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La natura della realtà è stata a lungo dibattuta, ma i recenti progressi nella fisica quantistica suggeriscono un cambiamento radicale nel modo in cui comprendiamo l’esistenza. Dimentica l’idea di un universo fisso e predeterminato governato da leggi oggettive. E se invece la realtà non fosse là fuori in attesa di essere scoperta, ma fosse attivamente creata attraverso le nostre scelte, azioni e persino le nostre domande? Questa non è solo filosofia; si tratta di un consenso crescente all’interno della ricerca quantistica, che punta verso un “pluriverso” in cui la realtà è uno sforzo dinamico e collaborativo.

L’illusione di “Adesso” in fisica

La fisica convenzionale, in particolare la teoria della relatività di Einstein, tratta il tempo come una dimensione uguale a tutte le altre. Non esiste un unico, oggettivo “adesso”; tutti i momenti esistono simultaneamente da diverse prospettive. Ciò crea un paradosso per l’esperienza umana: se il presente è un’illusione, come possono le nostre scelte influenzare il futuro se tutti gli eventi esistono già? Questa prospettiva rimuove di fatto l’azione, suggerendo che i nostri pensieri e desideri non hanno alcun impatto su una realtà preordinata.

Tuttavia, la meccanica quantistica mette in discussione questa visione. Esperimenti come quello della scelta ritardata di Wheeler dimostrano che le nostre decisioni attuali possono influenzare retroattivamente gli eventi, il che implica che il passato non è fisso ma modellato dall’osservazione. Non si tratta di viaggiare nel tempo; riguarda il ruolo fondamentale dell’osservatore nel portare in essere la realtà.

QBismo: la realtà come esperienza personale

Il fisico Christopher Fuchs ha sviluppato il QBismo (bayesianismo quantistico) per conciliare questi paradossi. Il QBismo rifiuta l’idea di una realtà esterna oggettiva, proponendo invece che gli stati quantistici rappresentino credenze e probabilità personali. La regola Born, un’equazione fondamentale della meccanica quantistica, non riguarda la previsione di risultati oggettivi ma l’aggiornamento delle convinzioni individuali sulla base dell’esperienza.

Nel QBismo, l’atto di misurazione non rivela la realtà; lo crea per l’osservatore. Ciò significa che non esiste uno stato “reale” di una particella quantistica finché non viene osservata, e che la realtà di ciascun osservatore è modellata dalla propria prospettiva unica. Questo approccio dissolve molti degli aspetti “strani” della meccanica quantistica, come il collasso della funzione d’onda, inquadrandoli come cambiamenti nelle convinzioni personali piuttosto che come eventi fisici oggettivi.

Il cervello come macchina di previsione

Le neuroscienze supportano questa prospettiva. Il cervello non riceve passivamente input sensoriali; costruisce attivamente un modello di realtà basato sulle esperienze e sulle aspettative passate. La codifica predittiva suggerisce che la percezione non consiste nel vedere le cose come sono, ma nell’aggiornare costantemente le previsioni basate sui dati in arrivo.

Ciò è in linea con il QBismo, che presuppone che la realtà non sia una verità esterna ma una raccolta di esperienze individuali. L’“allucinazione controllata” del cervello, come la chiama Anil Seth, non è un difetto ma una caratteristica fondamentale dell’esistenza. Se non esiste un paesaggio preesistente oltre la percezione, allora le nostre esperienze non sono semplicemente riflessi della realtà ma la costituiscono.

Un universo vivente e collaborativo

Ciò porta al concetto di pluriverso: un arazzo dinamico di prospettive interagenti. Il pluriverso non è un insieme di oggetti preesistenti ma un continuo processo di creazione guidato da scelte e azioni. La prospettiva di ogni individuo contribuisce a questo continuo dispiegarsi, modellando non solo la propria realtà ma l’esperienza collettiva più ampia.

Le implicazioni sono profonde. Se la realtà è veramente collaborativa, allora le nostre scelte non contano solo per noi ma per l’universo stesso. Il pluriverso non è uno sfondo passivo; è un partecipante attivo nelle nostre vite, rispondendo alle nostre azioni e modellandosi di conseguenza.

In definitiva, il pluriverso suggerisce che la realtà non è qualcosa da scoprire ma qualcosa da creare, insieme. Questo cambiamento di prospettiva potrebbe essere il cambiamento più radicale finora nella nostra comprensione dell’esistenza.