Integratori antietà legati alla crescita del cancro: una nuova ricerca rivela un meccanismo critico

23

Una nuova ricerca dell’Università delle Scienze di Tokyo ha scoperto un paradosso preoccupante: i composti ampiamente promossi per i loro benefici anti-invecchiamento possono anche accelerare la crescita delle cellule tumorali. Lo studio, pubblicato di recente, fa luce su come le sostanze chimiche presenti in natura chiamate poliammine – tra cui spermidina e putrescina – interagiscono con le cellule tumorali a livello molecolare, alimentando potenzialmente la proliferazione del tumore.

La spada a doppio taglio delle poliammine

Le poliammine sono essenziali per tutta la vita e svolgono un ruolo cruciale nella crescita cellulare e nella sintesi proteica. Ricerche precedenti hanno dimostrato che la spermidina può prolungare la durata della vita e migliorare la funzione cognitiva in modelli animali, portando alla sua inclusione in molti integratori sanitari da banco. Tuttavia, questi stessi composti sono stati collegati anche alla progressione del cancro. Questo nuovo studio mirava a comprendere come le poliammine influenzano le cellule tumorali, in particolare la loro capacità di prosperare anche senza ossigeno adeguato.

“I cambiamenti nel metabolismo delle poliammine sono correlati a varie patologie, tra cui il cancro e le condizioni legate all’età”, hanno scritto i ricercatori.

I risultati dello studio sono significativi perché rivelano un meccanismo diretto mediante il quale le cellule tumorali sfruttano le poliammine per alimentare una rapida crescita.

eIF5A2: La chiave per lo sfruttamento delle poliammine da parte del cancro

I ricercatori hanno studiato le cellule tumorali della cervice e della mammella, scoprendo che le poliammine aumentano i livelli di una proteina chiamata eIF5A2. Questa proteina è quasi identica a un’altra, eIF5A1, che è vitale per il funzionamento sano delle cellule. Tuttavia, eIF5A2 sembra essere cruciale per la proliferazione delle cellule tumorali. Le poliammine promuovono la produzione di eIF5A2 sopprimendo un regolatore naturale chiamato miR-6514-5p.

Quando le poliammine o l’eIF5A2 venivano rimosse dalle cellule tumorali in laboratorio, la crescita del tumore rallentava drasticamente. La reintroduzione della spermidina ha ripristinato il tasso di crescita del cancro, confermando il ruolo del composto nella progressione del tumore. Ciò suggerisce che le cellule tumorali possono sfruttare i benefici delle poliammine per espandersi, una volta che si sono verificati i malfunzionamenti biologici iniziali.

Cellule normali e cellule tumorali: una distinzione fondamentale

Il biochimico Kyohei Higashi spiega la differenza: nei tessuti sani, le poliammine attivano i mitocondri attraverso l’autofagia con l’aiuto di eIF5A1. Nelle cellule tumorali, le poliammine promuovono eIF5A2, che altera l’espressione genetica per facilitare la crescita incontrollata. Questa distinzione è fondamentale, poiché suggerisce che il targeting di eIF5A2 potrebbe essere un approccio selettivo al trattamento del cancro.

Implicazioni per le future terapie contro il cancro

Questa ricerca non dimostra che la spermidina causa il cancro. Dimostra che le cellule tumorali possono sfruttare le poliammine per accelerare la crescita. I risultati offrono nuovi promettenti obiettivi per lo sviluppo di farmaci. Interrompere l’interazione tra eIF5A2 e ribosomi potrebbe potenzialmente arrestare la progressione del cancro senza danneggiare le cellule sane.

La scoperta del ruolo di eIF5A2 nella proliferazione del cancro fornisce ai ricercatori un bersaglio molecolare specifico, aumentando la probabilità di nuovi trattamenti efficaci contro il cancro. Tuttavia, sono necessarie ricerche approfondite per garantire che questi trattamenti non danneggino le cellule normali. Poiché lo studio è stato condotto in laboratorio, sono necessarie ulteriori indagini prima che questi risultati possano essere applicati clinicamente.

“I nostri risultati rivelano un ruolo importante per eIF5A2, regolato dalle poliammine e da miR-6514-5p, nella proliferazione delle cellule tumorali, suggerendo che l’interazione tra eIF5A2 e i ribosomi, che regolano la progressione del cancro, è un bersaglio selettivo per il trattamento del cancro.”