Le scansioni cerebrali rivelano come i campioni della memoria hackerano le loro menti

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Gli scienziati hanno scrutato il cervello di Nelson Dellis, sei volte campione statunitense di memoria, per scoprire le basi neurologiche delle sue straordinarie capacità di ricordo. La ricerca, condotta presso la Washington University di St. Louis, fornisce una visione senza precedenti di come operano i memorizzatori d’élite e suggerisce che tecniche come il “metodo dei loci” potrebbero essere molto più efficaci dell’apprendimento meccanico.

L’anatomia di una memoria eccezionale

Dellis, che può memorizzare mazzi di carte mescolati in meno di 41 secondi e recitare 10.000 cifre del pi greco, non ha sempre avuto una memoria ferrea. Ha iniziato un allenamento rigoroso intorno ai 25 anni, spinto dalla lotta di sua nonna contro l’Alzheimer. Come dice lui, “È come un muscolo; se non lo usi, svanisce”. Questa dedizione ha portato i ricercatori a studiare la sua attività cerebrale per 13 ore nel 2015 e nel 2021, confrontandola con quella di soggetti di controllo con ricordo medio.

Le scansioni hanno rivelato che durante la semplice memorizzazione meccanica (parole ripetute che lampeggiavano su uno schermo), il cervello di Dellis mostrava un’attività simile ai controlli in aree legate alla navigazione, all’elaborazione visiva e alla memoria di lavoro. Tuttavia, quando ha utilizzato il metodo dei loci – una tecnica che prevede l’associazione mentale di oggetti con luoghi in uno spazio familiare (come un palazzo della memoria) – il suo cervello si è attivato in modo diverso.

Metodo dei loci: la chiave per il richiamo sovrumano?

Il metodo dei loci ha alterato drasticamente l’attività nell’ippocampo di Dellis, una regione del cervello fondamentale per la formazione della memoria. A differenza della memorizzazione meccanica, in cui l’attività dell’ippocampo aumentava durante l’apprendimento iniziale, il metodo dei loci ha invertito questo schema, aumentando l’attività durante il richiamo. Ciò ha coinvolto anche i suoi nuclei caudati, strutture legate al consolidamento delle competenze. I ricercatori ipotizzano che ciò suggerisca che la memoria, se allenata in modo efficace, diventi un’abitudine profondamente radicata.

Inoltre, le scansioni cerebrali di Dellis hanno mostrato una connettività funzionale significativamente più elevata, il che significa che diverse regioni comunicavano in modo più efficiente. Rispetto ai dati di 887 partecipanti al Progetto Human Connectome, il suo cervello ha mostrato una coordinazione superiore tra le aree chiave.

Perché è importante: le radici evolutive della memoria

Gli esperti ritengono che il metodo dei loci sia così potente perché sfrutta le nostre innate capacità di ragionamento spaziale. Come spiega Martin Dresler del Radboud University Medical Center, “Il nostro cervello si è evoluto per navigare negli ambienti, non per memorizzare elenchi… Questa tecnica traduce le informazioni astratte in forma visuo-spaziale, sfruttando i nostri punti di forza”.

I risultati sollevano interrogativi sul motivo per cui tecniche come il metodo dei loci non vengono insegnate più ampiamente in ambito educativo o clinico. Tuttavia, ricercatori come Craig Stark della UC Irvine avvertono che la replicazione del livello di memoria di Dellis non è garantita. “Non sappiamo quali aspetti siano derivati ​​dalla formazione e quali siano solo suoi”.

In definitiva, lo studio suggerisce che, sebbene la genetica possa svolgere un ruolo, un allenamento mirato utilizzando tecniche allineate con le funzioni naturali del nostro cervello può sbloccare un notevole potenziale di memoria. Lo stesso Dellis aggiunge un concetto più semplice: “Presta attenzione, mangia bene, dormi bene e fai esercizio”.