Social media collegati al suicidio di adolescenti nel documentario “Molly vs The Machines”

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Il documentario Molly vs The Machines indaga sulla tragica morte di Molly Russell, una quattordicenne morta nel 2017 dopo aver visualizzato contenuti dannosi sulle piattaforme dei social media. Un medico legale ha stabilito che i social media hanno contribuito al suo suicidio, poiché è stata esposta a un flusso incessante di post relativi all’autolesionismo.

La storia dietro la morte di Molly

Il film segue il padre di Molly mentre scopre come le aziende tecnologiche fossero consapevoli dei rischi associati alle loro piattaforme ma non riuscissero a implementare adeguate misure di salvaguardia. Questo non è un incidente isolato; Gli algoritmi di Big Tech sono progettati per massimizzare il coinvolgimento, spesso a scapito del benessere dell’utente. Il documentario evidenzia come queste aziende abbiano effettivamente monetizzato la vulnerabilità di Molly.

L’ascesa dell’autolesionismo digitale

Molly vs The Machines ripercorre la sua vita insieme alla crescita esponenziale dei social media. I suoi amici, nel film, esprimono shock e incredulità per la facilità con cui queste piattaforme si sono infiltrate anche negli spazi più privati: le loro camere da letto. Ciò solleva interrogativi su come la società abbia normalizzato l’intrusione della Big Tech nella vita personale, confondendo il confine tra pubblico e privato.

Parlano gli informatori del settore

Il documentario presenta informatori che confermano che le società di social media erano a conoscenza dei potenziali pericoli molto tempo fa, ma hanno preferito i profitti alla sicurezza degli utenti. Ciò sottolinea l’urgente necessità di una maggiore regolamentazione e responsabilità all’interno del settore tecnologico.

Cerco aiuto

Se tu o qualcuno che conosci state lottando con pensieri suicidi, sono disponibili delle risorse.
– Samaritani del Regno Unito: 116123 (samaritans.org)
– Ancora di salvezza per suicidio e crisi negli Stati Uniti: 988 (988lifeline.org)
– Ulteriori linee di assistenza internazionali sono disponibili all’indirizzo bit.ly/SuicideHelplines

Il film serve a ricordare chiaramente che i social media, pur connettendo miliardi di persone, possono anche essere letali se lasciati senza controllo.