Circolazione sulle mosche virtuali: la verità dietro l’affermazione dell'”animale caricato”.

14

La settimana scorsa, le affermazioni sul “primo animale caricato al mondo” – una mosca virtuale creata da Eon Systems con sede a San Francisco – si sono diffuse rapidamente online, alimentate da appassionati di intelligenza artificiale e sponsorizzazioni di alto profilo. Nonostante l’entusiasmo, uno sguardo più attento rivela che le affermazioni non sono supportate da prove rigorose, oscurate da parametri vaghi e piene di problemi di definizione.

L’affermazione virale e l’hype iniziale

Il cofondatore di Eon Systems, Alexander Wissner-Gross, inizialmente ha condiviso i video di una mosca digitale che mostra comportamenti di base, definendola una “emulazione dell’intero cervello”. Il CEO Michael Andregg ha ulteriormente amplificato l’hype, descrivendolo come un “vero animale caricato”. Queste dichiarazioni sono state ampiamente diffuse, con il sostegno di personaggi come Elon Musk, Bryan Johnson e Peter Diamandis, che hanno ripetuto le affermazioni senza verifica indipendente. La storia si trasformò rapidamente in titoli sensazionalistici che chiedevano se gli esseri umani avrebbero potuto essere i prossimi, facendo eco ai luoghi comuni della fantascienza come The Matrix.

Il problema? Non è stata fornita alcuna metodologia dettagliata, nessun documento sottoposto a revisione paritaria e nessuna conferma indipendente. Le prove consistevano esclusivamente in brevi video che mostravano una mosca digitale che cammina, mangia e muove le zampe.

La scienza: cosa ha fatto realmente Eon

Eon Systems ha successivamente pubblicato un post sul blog nel tentativo di chiarire il proprio lavoro, ma non è riuscito a dimostrare l’affermazione di un “caricamento” completo. Il team ha combinato progetti esistenti su larga scala: una mappa dettagliata del cervello di una mosca, una simulazione fisica del corpo di una mosca e modelli che simulano le interazioni tra di loro. Sebbene si tratti di un risultato tecnico impressionante, gli esperti sottolineano che non equivale a un caricamento completo del cervello.

Come ha spiegato il neurobiologo di Harvard Alexander Bates, “per un’affermazione di questa portata, mi aspetterei qualcosa che dovrebbe spiegare l’intero approccio nei dettagli”. Il post sul blog non è riuscito a spiegare i parametri chiave, come la citata “precisione del comportamento del 91%,”, lasciando poco chiaro cosa rappresenti effettivamente quella cifra.

Fondamentalmente, la mosca virtuale non vola.

I problemi di definizione del “caricamento”

La questione centrale risiede in cosa costituisca un “upload” e se il risultato possa essere significativamente chiamato “fly”. Il modello attuale è un composto di cablaggi neurali, programmazione e altre informazioni messe insieme da più animali. Ciò solleva domande fondamentali:

  • La riproduzione di alcuni comportamenti simili a mosche costituisce un caricamento?
  • Un cervello completamente mappato in un ambiente virtuale conta come una “mosca?”
  • Oppure “volare” richiede l’intero confuso pacchetto biologico: corpo, cellule, metabolismo ed esperienza appresa?

Anche se Eon avesse copiato perfettamente il cervello della mosca, il risultato sarebbe comunque una copia, non un caricamento, il che ha profonde implicazioni. Potrebbero essere create più copie identiche, sollevando questioni etiche sull’identità e sulla replicazione.

Il parere degli esperti

Neuroscienziati e filosofi concordano nel ritenere che il termine “animale caricato” sia prematuro e fuorviante. Il neuroscienziato dell’Università di Montreal Shahab Bakhtiari ha affermato che il termine rimane una “questione aperta”, mentre il filosofo Jonathan Birch ha affermato senza mezzi termini: “Non credo che dovremmo mai dire ‘animale caricato’”. Invece, il lavoro dovrebbe essere descritto come “emulazione dell’intero cervello”, che lascia indietro l’organismo biologico.

La Realtà: un “MVP” della Coscienza?

Nonostante le critiche, il CEO di Eon Systems Michael Andregg insiste che l’affermazione sia valida. Descrive il sistema come un “prodotto minimo vitale” (MVP) di un animale caricato, ammettendo che ha “molte limitazioni”. Andregg sostiene addirittura che la mosca virtuale sia “cosciente in un senso limitato”, capace di annusare, vedere e gustare, sebbene questa affermazione rimanga infondata.

In definitiva, la mosca virtuale non è una svolta nel trasferimento della coscienza, ma piuttosto una simulazione sofisticata che non ha la complessità biologica di un organismo vivente. L’hype che la circonda evidenzia i pericoli delle affermazioni incontrollate dell’IA e la necessità di rigore scientifico in campi in rapida evoluzione.

L’opera è una prova di concetto, non una replica perfetta della vita. Questa distinzione è fondamentale per comprendere ciò che Eon ha ottenuto e perché chiamarlo “upload reale” è impreciso nella migliore delle ipotesi e fuorviante nella peggiore.