Il Regno Unito sta attualmente affrontando due ambizioni nazionali concorrenti: realizzare un’economia decarbonizzata attraverso l’energia rinnovabile e affermarsi come una superpotenza globale basata sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, una significativa discrepanza nei dati tra i dipartimenti governativi incaricati di questi obiettivi suggerisce che il Regno Unito potrebbe non avere un piano unificato per gestire l’enorme fabbisogno energetico dell’era digitale.
La discrepanza dei dati
È emersa una grave spaccatura tra il Dipartimento per la scienza, l’innovazione e la tecnologia (DSIT) e il Dipartimento per la sicurezza energetica e lo zero netto (DESNZ) riguardo alla quantità di elettricità consumata dai data center di intelligenza artificiale entro il 2030.
- La visione di DSIT: Nella sua “roadmap di calcolo”, DSIT prevede che il Regno Unito richiederà almeno 6GW di capacità di data center compatibili con l’intelligenza artificiale entro il 2030 per trasformare l’ecosistema informatico nazionale.
- Previsioni di DESNZ: Al contrario, le proiezioni di DESNZ per l’intero settore dei “servizi commerciali” – che include i data center – suggeriscono un aumento energetico di soli 528 MW tra il 2025 e il 2030.
Per mettere questo in prospettiva, il fabbisogno di DSIT per la sola intelligenza artificiale è più di dieci volte superiore rispetto alla crescita totale che DESNZ prevede per l’intero settore dei servizi commerciali. Inoltre, si prevede che una singola “zona di crescita dell’intelligenza artificiale” (un hub progettato per attrarre investimenti) richiederà circa 500 MW, quasi la stessa quantità di energia che DESNZ assegna alla crescita dell’intero settore per i prossimi cinque anni.
Perché è importante: l’impatto ambientale
Questo disallineamento non è semplicemente un errore burocratico; ha profonde implicazioni per la capacità del Regno Unito di raggiungere i suoi obiettivi climatici internazionali.
DESNZ è responsabile della realizzazione del bilancio del carbonio del Regno Unito. Se le richieste energetiche dell’intelligenza artificiale fossero notevolmente sottostimate, il governo potrebbe trovarsi incapace di rispettare i propri impegni di zero emissioni nette. Ciò solleva interrogativi cruciali sul fatto se la rapida espansione delle infrastrutture di intelligenza artificiale sia pianificata tenendo presente la sostenibilità ambientale o se il “pensiero magico” venga applicato ai bisogni energetici delle Big Tech.
Numeri e responsabilità cambiano
La controversia ha già portato a revisioni significative nella documentazione ufficiale del governo. A seguito di indagini sulla plausibilità dei dati, DSIT ha recentemente aggiornato le sue emissioni di carbonio previste per il settore dell’intelligenza artificiale:
- Dati iniziali: DSIT originariamente prevedeva emissioni tra 0,025 e 0,142 milioni di tonnellate di CO2e, una quantità trascurabile che rappresenta meno dello 0,05% delle emissioni totali del Regno Unito.
- Cifre riviste: Dopo un esame accurato, DSIT ha aggiornato queste cifre a un intervallo compreso tra 34 e 123 MtCO₂, che rappresenta circa dallo 0,9% al 3,4% delle emissioni totali previste del Regno Unito nel prossimo decennio.
Mentre DSIT sostiene che la decarbonizzazione della rete aiuterà a mantenere le emissioni verso il limite inferiore di questo intervallo, il massiccio aumento dell’impatto previsto evidenzia quanto le valutazioni iniziali sottostimassero l’impronta di carbonio dell’intelligenza artificiale.
Preoccupazioni degli esperti
I critici sostengono che questa mancanza di coordinamento rivela una vulnerabilità nella pianificazione governativa.
“L’incapacità del governo riguardo all’impatto ambientale dei data center sarebbe ridicola, se non fosse così allarmante”, ha affermato Tim Squirrell, capo della strategia della ONG Foxglove.
Cecilia Rikap, ricercatrice presso l’University College di Londra, ha suggerito che la discrepanza indica un problema di influenza più profondo, sottolineando che il disallineamento potrebbe suggerire che le grandi società tecnologiche esercitino un’influenza indebita sulle politiche e sulle proiezioni del governo.
Conclusione
L’enorme divario tra le ambizioni del Regno Unito in materia di intelligenza artificiale e la sua modellizzazione energetica crea un punto cieco strategico. A meno che il governo non sincronizzi i suoi obiettivi tecnologici con i suoi impegni climatici, la spinta per la leadership nell’intelligenza artificiale potrebbe minare direttamente la transizione verso un’economia verde.






















